domenica 13 maggio 2012

Educare per Innovare

 "Il mondo del futuro - con i suoi motori di ricerca, robot e altre potenzialità informatiche - ci chiederà di avere capacità che finora sono state solo opzionali: per rispondere a queste richieste occorre che cominciamo a coltivare sin da ora queste capacità"

Il 26 aprile 2012, presso l'OECD Conference Centre, Paris, si è tenuta una conferenza sul tema
professore di Scienza dell’educazione e Psicologia alla Harvard University, professore di Neurologia alla School of Medicine dell'Università di Boston e condirettore dell'Harvard Project Zero, un gruppo di ricerca sulla natura dell'attività simbolica umana e sui meccanismi dell’apprendimento.
Noto soprattutto per la Teoria delle Intelligenze Multiple, si è occupato dello sviluppo delle capacità artistiche nei bambini e dell'ideazione di strumenti per migliorare l'apprendimento e la creatività. 
Potrete leggere qui una sua intervista, in cui risponde in modo articolato ad alcune questioni importanti:
1. La scuola e le 5 modalità di pensare (minds) per il futuro. (disciplinata, sintetica,creativa, rispettosa etica). H. Gardner sottolinea il fatto che la scuola è tradizionalmente attrezzata per le abilità cognitive disciplinate, mentre il pensiero sintetico, creativo ed etico sono meno considerati, mentre ora sono più necessarie che mai.
2. Cambiamenti da introdurre nelle pratiche didattiche. Gardner riflette sulla priorità data, in questi anni, ai punteggi relativi ai test di apprendimento (cui l'Ocse ha contribuito) che devono avere una collocazione di diverso ordine nel paesaggio educativo. Paesaggio educativa in cui deve stagliarsi in modo più preciso il tipo di persona che vogliamo cotivare e il tipo di società che vogliamo contribuire a formare.
3.Tecnologia e nuovi bisogni educativi. Gardner evidenzia il fatto che Internet costituisce una fonte smisurata di informazioni cui tutti possono attingere con facilità; compito della scuola (e non solo) deve essere l'educazione al pensiero critico, alla formulazione delle giuste domande rispetto alla attendibilità della fonte, del contenuto, dei dati che assumiamo come informazioni.
"Ironia della sorte, viviamo in un tempo nella storia del mondo dove è più possibile che mai per determinare ciò che è vero e cosa no. Ma si deve essere disposti a prendere il tempo per interrogare le fonti di ogni genere e di cambiare idea se i dati e gli argomenti puntano in un'altra direzione. In futuro, si presterà sempre maggiore attenzione alle fonti di informazione che sono note per essere disinteressate,  pronte a prendere in considerazione punti di vista alternativi, ad ammettere errori e a pubblicare le correzioni. Purtroppo, questi non sono i  primi descrittori che vengono in mente quando si considera la media dei blog!"

Trovo che, proprio come sanno fare solo i grandi, Gardner riesca a fare una sintesi rappresentativa delle necessità dell'educazione e della formazione nel 21esimo secolo che appartiene alle persone che sanno pensare in un certo modo: rigoroso e creativo allo stesso tempo, ma anche e soprattutto rivolto agli altri, rispettoso e collaborativo, critico e flessibile...

Ah...suggestiva l'immagine del paesaggio educativo con la figura-alunno-uomo in primo piano e i test a punteggio sullo sfondo...e tutte le cose che dice al proposito...leggete! 

Approfondimenti qui 

martedì 8 maggio 2012

...SCUOLA IN ITALIA...TORNARE A BARBIANA


Lunedì assistevo ad una lezione sui "Sistemi formativi e agenzia educative in Europa" un interessante excursus sulle risposte formative ed educative alle necessità economiche e sociali dei diversi periodi storici presi in considerazione.
Nel bel mezzo della dissertazione, irrompe (ora come allora) don Milani (insieme ad altri grandi: Rodari, Ciari, Lodi...) con il suo prezioso carico di pedagogia popolare fondata sul rispetto dell'uomo e della diversità, sulla necessità di intendere la scuola come luogo delle "pari opportunità".

La rete con i suoi nodi e con i suoi fili, mi ha fatto fare incrocio...un bellissimo articolo di Marco Rossi Doria, dal titolo emblematico: SCUOLA MALATA, E' ORA DI TORNARE A BARBIANA

Quando, nel 1967, uscì Lettera a una professoressa e arrivò in ogni angolo d’Italia il monito, severo e profetico, di don Milani: «la scuola ha un solo problema: i ragazzi che perde».

In quel libro c’erano i dati che mostravano che la classe sociale dei genitori determinava il successo o l’insuccesso scolastico, in larghissima misura. Quel monito ci sta ancora addosso. Perché è ancora oggi così. Sono i figli dei poveri a fallire a scuola. E sono tanti: il 20% del totale. Che tende a diventare il 30% e più nel Sud come nelle periferie del Centro e del Nord. Lo dicono i dati del ministero dell’Istruzione, quelli Istat, la Banca d’Italia, la relazione della Commissione indagine sulla povertà. Lo mostra, pezzo per pezzo, il bellissimo
Atlante dell’infanzia a rischio , curato da Save the children ricordandoci che mentre nella maggior parte d’Europa il figlio di un genitore di medio reddito e istruito ha 2 o 3 volte più probabilità di completare l’intero ciclo di studi, da noi ha 7,7 più probabilità! Il più grande scandalo d’Italia.

Così, è passato quasi mezzo secolo. Ma resta questo il principale problema non solo della scuola ma dell’intera società italiana. Dobbiamo riuscire a dare di più a chi parte con meno nella vita e la scuola va ancora ben sostenuta perché non vi è altro luogo che possa essere leva precoce di emancipazione e riequilibrio sociale.

Per questo l’Unione Europea dal 2000 - la famosa agenda di Lisbona ci chiede di scendere sotto il 10% di fallimento formativo. E la questione è che noi non ci siamo ancora riusciti. Benché siamo ben consapevoli che il non riuscirci, oltre a essere una minaccia alla coesione sociale, ci priva di enormi risorse umane capaci di azioni positive, un fatto che condiziona la stessa crescita economica. Perciò: l’agenda politica, le scelte nella revisione delle spese e degli investimenti pubblici deve tenere conto innanzitutto di questa questione.
  
Ma non fermatevi qui....leggete tutto l'articolo che propone importanti riflessioni sull'esperienza di Barbiana, su come essa abbia generato pratiche trasformative e innovative...

Proprio come Marco Rossi Doria ci dice in conclusione:
Dunque, la vicenda di Barbiana e delle buone scuole delle nostre troppe periferie non è solo un’azione a sostegno dell’equità e a vantaggio di una società democratica. Ma permette trasformazioni. E ci dice la direzione da prendere per tutta la scuola. Perché l’azione pedagogica diretta a chi ha più bisogno spesso muta gli approcci profondi e sa indicare vie innovative. La necessità fa virtù. Perciò don Milani diceva: «Verrà un giorno in cui coloro che vogliono guarire le scuole malate dovranno salire a Barbiana».

È ora di ripartire da una scuola a tutto tondo, che integri studio, esperienza, riflessione ben organizzata sul mondo e sul sé. E che consenta di riportare anche tutta la meraviglia del sapere diffuso dai nuovi media entro l’azione composita e costante di un luogo accogliente e rigoroso. Un luogo salvo e innovato.

Parole di Marco Rossi Doria, sottosegretario all'Istruzione...siamo autorizzati a sperare!

domenica 6 maggio 2012

A SCUOLA NEL REGNO UNITO/2



Il post precedente ha suscitato curiosità ed interesse, oltre che necessità di approfondimenti.
Raccolgo qui i contributi di Annarita che ci ha fornito importanti chiarimenti e le rispsote di Miriam rispetto ad alcune domande.
Annarita scrive:
Conosco il sistema educativo inglese per averlo studiato qualche anno fa, insieme agli altri sistemi educativi europei, fa quando mi occupavo attivamente di valutazione. Pertanto, ero a conoscenza delle belle cose raccontate da Miriam.
1) Il sistema educativo inglese è fortemente decentralizzato sin dal XIX secolo, con tutto ciò che ne consegue in fatto di responsabilità: sono infatti le Local Education Authorities (LEAs), 96 in tutto il paese, che amministrano tutto il sistema e si occupano di garantire che l'istruzione pubblica gratuita venga fornita in modo adeguato.

2)L'istruzione pubblica è gratuita. Le scuole inglesi si dividono in maintained (scuole statali) e independent (scuole private). Le scuole private sono in totale più di 2500 e si sostengono con il pagamento delle rette scolastiche o con aiuti provenienti da enti privati. Il loro standard è molto elevato.

3)In Inghilterra c'è un sistema di valutazione scolastica molto dettagliato e le valutazioni ricevute dai professori vengono ampiamente pubblicizzate, in modo che le famiglie abbiano in mano il maggior numero possibile di informazioni per decidere in quali istituti iscrivere i propri figli. Il Performance management in base al quale viene valutato il lavoro degli insegnanti è composto da tre fasi: pianificazione degli obiettivi, monitoraggio dei progressi, valutazione finale dell'insegnante.
4)Sono le scuole che singolarmente decidono quanti insegnanti tenere nel proprio organico. Il Board of Governors (Consiglio di Amministrazione) si occupa delle procedure selettive: non esiste infatti una graduatoria degli insegnanti. La nomina dei nuovi insegnanti è spesso delegata dal Board ai direttori delle scuole. Per esercitare la professione gli insegnanti sono tenuti a ottenere la qualifica del Department for Education and Skills e a essere registrati al General Teaching Council. L'abilitazione all'insegnamento non garantisce automaticamente un posto di lavoro. Dopo un periodo di prova solitamente gli insegnanti hanno contratti a tempo indeterminato.
E' la scuola stessa che paga i professori. Gli stipendi sono regolati da un contratto nazionale, ma ci sono retribuzioni supplementari in base ai risultati. Le scuole possono dare premi, incentivi e gratifiche per trattenere i professori più bravi. Gli aumenti di stipendio per gli insegnanti vengono decisi dai singoli istituti e dai consigli di amministrazione. Il contratto di base degli insegnanti prevede 1265 ore di servizio annuali, che le varie scuole gestiscono a seconda delle necessità. Le ore settimanali di lavoro sono circa 37. La busta paga annuale di un insegnante del Regno Unito è di circa 32 mila euro, in Italia invece un insegnante guadagna circa 23 mila euro all'anno.

Ci sarebbe altro da dire, ma molto lo ha illustrato Miriam. C'è anche da precisare che nel Regno unito il mestiere di insegnante viene intrapreso da chi ama veramente questo tipo di lavoro, mentre in Italia l'insegnamento è spesso soltanto un tipo di lavoro ed una corsa al posto fisso sicuro!

Scaturisce da sé che un confronto tra due sistemi scolastici educativi così diversi non può che sottolineare le mancanze del nostro.

Miriam risponde alla domanda sulla tipologia di scuola frequentata dai suoi figli

La scuola dei miei figli è quella pubblica, assegnata dal comune a seconda dell'area di residenza, praticamente la scuola  che frequentano tutti i bambini del posto, pubblica che di più non si può e siamo molto felici di questa opportunità.
In Tanzania la scuola era quella internazionale ed era privata, anche perchè le scuole pubbliche africane erano in lingua swahili, erano usuali le punizioni corporali e c'erano 150 studenti a classe.


Miriam sul tutor
Il tutor di cui parlo è un insegnante della classe che vede i ragazzi per più ore in settimana (prevalente appunto), tipo il coordinatore di classe  (ma che viene giustamente remunerato per il suo lavoro) che si occupa dei rapporti con le famiglie e con i ragazzi.

Miriam sulla valutazione degli studenti

proprio venerdì mi è arrivata la pagella di Paolo del secondo trimestre (semplici fogli A4 stampati...) dove per ogni materia c'è una valutazione per ogni materia espressa in lettere A B C D... , i progressi che possono essere +, =, -, l'impegno che va da E=excellent, C=commendable (lodevole), S=satisfactory, D=disappointing(deludente), U=unsatisfactory.

Poi c'è un commento scritto per ogni materia con un giudizio complessivo sulla vita scolastica del ragazzo, i progressi e gli obiettivi. in ogni materia un ultimo spazio è dedicato agli obiettivi che l'alunno può raggiungere, e questi sono quelli di cui il docente ha parlato col ragazzo e con i genitori in sede di udienza...

Miriam segnala anche un documento riassuntivo sui sistemi scolastici anglofoni, in un sito molto interessante!

ANCORA CONSIDERAZIONI MIE  (alla luce dei nuovi approfondimenti)
Annarita dice che comparando i due sistemi risulta evidente un notevole squilibrio a demerito nostro...
Un sistema, quello inglese, che si basa:
SULLA DECENTRALIZZAZIONE E SULL'AUTONOMIA DEGLI ISTITUTI,  
SUL LEARNING BY DOING, 
SULL'APPRENDIMENTO CENTRATO SULLO STUDENTE, RESPONSABILE DEL PROPRIO APPRENDIMENTO, 
SULL'INTEGRAZIONE DELLE TECNOLOGIE NELLA DIDATTICA,  
SULLA COLLEGIALITA' DEL TEAM DOCENTE
SULLA VALUTAZIONE TRASPARENTE E FORMATIVA (volta al raggiungimento e miglioramento dei propri traguardi formativi)
SULLA FORMAZIONE, VALUTAZIONE E RETRIBUZIONE ADEGUATA DEGLI INSEGNANTI...
il tutto in una SCUOLA PUBBLICA...che, come dice Miriam, più PUBBLICA NON SI PUO'!


martedì 1 maggio 2012

A scuola nel Regno Unito

Miriam Paternoster :" I’m an Italian middle school art teacher, but now I’m living in UK with my family".
Conosco personalmente Miriam Paternoster, che potrete anche voi incontrare nel blog Arteascuola, (This blog is a place to share, swap, and explore lessons, systems, and creations in other art classrooms) dove Miriam condivide lavori e capolavori che ha realizzato a scuola, in Italia, che ora realizza insieme ai suoi figli, a casa e a scuola nel Galles, dove attualmente risiede.
Dalle attività condivise comprenderete l'attenzione che pone nel proporre attività creative che coinvolgano gli alunni nella sperimentazione di tecniche e  materiali diversi, con l'obiettivo di ottenre prodotti che incrementino il senso di autonomia, di autoefficacia, di collaborazione e di rispetto dei ragazzi...insomma "learning by doing" e "learning is an experience"...

Miriam & family...è anche una bella e lunga storia che narra scelte di vita particolari vissute in una casa-mondo e in una scuola-mondo per i suoi figli...(ne riparleremo con lei...)

Attualmente, come avete letto, vive in UK con la famiglia, 3 figli che potete ammirare qui e che, come documentano le divise orgogliosamente indossate...frequentano le scuole del regno Unito. 

first day  of school 2011 - by Miriam

Non ho resistito alla tentazione di contattarla e di farle un'intervista (via mail) su alcuni aspetti del sistema scolastico d'oltremanica.
Che idea hai potuto farti della scuola inglese?
La mia esperienza è forse superficiale , ma  da mamma di tre bambini che per 3 anni hanno frequentato scuole internazionali posso avere almeno qualche opinione realistica al riguardo. Comunque sto frequentando la scuola di mio figlio ed assisto alle lezioni nel dipartimento di arte ed è già qualcosa per rendersi conto dei metodi e degli obiettivi che questo educational system vuole raggiungere, soprattutto se confrontate con la scuola italiana.
 
Spazi fisici: 
nella scuola primaria si notano le differenze più grandi, le classi sono organizzate secondo lo spazio laboratoriale ( vedi http://laproffa.blogspot.co.uk/2010/10/scuola-senza-zaino.html ) e quindi non esiste la lezione di tipo frontale come la facciamo noi. TUTTE le classi hanno lavandini, librerie, computer in classe e L.I.M.

ecco l'esempio di una nostra aula e un'aula di una scuola europea/internazionali



 Materiali
Alle elementari hanno vari quaderni in carta riciclata forniti dalla scuola e non li portano quasi mai a casa, vanno a scuola con una "bustina" con dentro un fascicoletto o un libretto o un quadernino con una penna, perchè tutto il materiale è a scuola, i libri non ci sono perchè tutto quello che serve è ON LINE vedi anche http://www.senzazaino.it/
 
 Metodi e tecnologia
I metodi sono molto basati sull'esperienza perchè "learning is experience" quindi non esistono solo  libro\gesso\lavagna  e la tecnologia è una parte fondamentale dell'apprendimento visto che ormai abbiamo a che fare tutti con nativi digitali e non si può assolutamente omettere questo aspetto nel sistema dell'apprendimento scolastico.
Parlando di tecnologia nella scuola primaria c'è un box con una ventina di iPad da utilizzare a rotazione nelle classi, mio figlio di 7 anni partecipa alle lezioni cosiddette "Opzionali" del "Technology club" dove usano gli iPad per disegnare, fare giochi linguistici e matematici... immagina l'interesse e il divertimento, altro che contaminare i bambini!

Homeworks
I ragazzi hanno pochissimi compiti a casa, per lo più devono finire dei lavoro cominciati a scuola e devono soprattutto leggere (qualsiasi cosa purchè leggano...), molti compiti sono on line, il bambino ha un suo account in un sito di matematica in rete con la scuola e il professore dà i compiti sul sito, vede i progressi del ragazzo, controlla se i compiti sono stati fatti o no. tra il resto su questi siti ci sono esempi per comprendere passo passo la consegna che ti viene data quindi attraverso la revisione poi il ragazzo è in grado di fare i compiti da solo. C'è un punteggio, una media , un'autovalutazione, la possibilità di parlare con gli insegnanti, la possibilità di simulare i test con le spiegazioni durante il percorso e  di ripetere i test sbagliati comprendendo gli errori commessi... insomma, tutto quello che si vuole.
 
Colloqui con i genitori (e alunni)
Ad esempio: io e Mario andiamo a udienza per sapere come va nostro figlio Paolo e chiaramente è invitato anche lui in divisa impeccabile. Intanto c'è un tutor della classe che spiega tutta la situazione scolastica dell'alunno e noi ci facciamo un'udienza sola e non dodici udienze separate (poi si può chiedere appuntamento "privato" con un docente in particolare tramite libretto personale...). Poi quando entriamo c'è UNA sedia davanti al docente e due seggioline ai lati, quasi dietro la sedia centrale. Hai già capito dove voglio arrivare: l'udienza è del ragazzo di fronte al suo tutor, è sua la responsabilità del SUO studio, dei SUOI compiti, dei SUOI obiettivi e desideri. Viene mostrata la pagella e vengono discussi i voti, con molta serenità e molti sorrisi, poi viene chiesto al ragazzo che cosa non è andato bene, che cosa gli è interessato di più , cosa secondo lui può migliorare e come. A quel punto vengono scritti i targets da raggiungere per il prossimo mese, o quadrimestre e vengono concordati dall'insegnante e dal ragazzo... E' una specie di accordo dove l'alunno si prende la responsabilità di provarci, di fare del suo meglio e di chiedere aiuto se ne ha bisogno: AUTONOMIA, RESPONSABILITA'.
 
Valutazione
Ovviamente registri, pagelle, report sono tutti in rete...
  Altra cosa fondamentale secondo me, c'è una pagella con i voti delle varie materie, ma poi vengono valutati anche COMPORTAMENTO, IMPEGNO, COMPITI A CASA con una valutazione per ciascuna voce.
I miei figli qua sono stranieri e allora puoi immaginare la leggera apprensione che avevo per il loro rendimento scolastico... con loro ho concordato che questa seconda pagella doveva essere piena di "A", perchè su quella non avevano scuse, non c'entra essere madrelingua e avere difficoltà di comprensione del testo o trattare argomenti completamente nuovi... c'entra solo il rispettare le regole, mettercela tutta, chiedere aiuto e fare quello che ti viene chiesto meglio che si può, E PER QUESTO vieni valutato. Per la prima pagella andava bene qualsiasi voto...
La disciplina è stabilita e condivisa da TUTTA la classe insegnante in maniera uguale (limiti,  sanzioni,  soluzioni) e credo che questa sia la grande forza di queste scuole, le regole e le sanzioni sono chiare, stabilite scritte nero su bianco per alunni genitori e insegnanti

Qualche considerazione (by Miriam)
Dovrei fare un lungo discorso con te riguardo alle differenze che ho colto tra il nostro sistema scolastico e quello internazionale...perchè gli argomenti sono davvero tanti! 
Dalla mia esperienza personale credo che qui ci sia molta più attenzione alla responsabilizzazione e l'autonomia del bambino fin dai primi anni di scuola, è lui il primo responsabile delle sue scelte, della sua vita, dei suoi doveri e dei suoi obiettivi, e gli obiettivi principali alle elementari sono quelli che fanno diventare persone prima che alunni. Il focus è molto improntato sul rispetto, sulla convivenza, sulla responsabilità della persona che vive in mezzo ad altre persone e che quindi deve rispettare le regole, come in un gioco, come nello sport, come in una famiglia... questi concetti vengono messi al primo posto, prima della didattica, prima dei programmi ministeriali, dei voti e delle pagelle.
La mia non è una cieca lode al sistema educativo internazionale, il bello di avere esperienze che durino più di qualche mese ti dà un'idea realistica dei pro e dei contro ed è questa capacità critica che vorrei affinare prima di rientrare in Italia...
 
Qualche considerazione (mia)
Ho letto la mail di Miriam come si legge un libro di fiabe...mi sembrava un incanto...ambienti di apprendimento laboratoriali, tecnologie che supportano realmente la didattica, lim, ipad, tutor di classe...responsabilità del proprio apprendimento, pochi compiti a casa... tutto quello che cerchiamo di fare anche noi...ma con grandi resistenze da parte di colleghi, dirigenti, e a volte anche genitori...tutti ancorati ad una visione della scuola di fine '800.
 
Come dice Giovanni Biondi "Se    un    viaggiatore    nel    tempo    potesse    arrivare dall’Ottocento...faticherebbe certamente a riconoscere il mondo, ma se entrasse in una classe capirebbe facilmente di essere a scuola”
 
Miriam si è resa disponibile ad altri approfondimenti...se avete domande ponetele qui nei commenti, vediamo di non perdere questa occasione che ci permette di avere notizie di prima mano...
 
Grazie Miriam...al prossimo approfondimento!

domenica 22 aprile 2012

Flipped Class ovvero....la scuola capovolta!


 La classe alla rovescia...Cos'è?

Negli USA, molti insegnanti si stanno cimentando con questa metodologia...alla rovescia.
Si tratta di sovvertire le modalità tradizionali di insegnamento:
1. La lezione diretta dell'insegnante viene registrata in formato video e consegnata agli studenti che la visionano a casa, con i loro tempi e con la possibilità di fermarla, rivederla, riflettere...
2. In collegamento con la classe possono porre domande ai compagni o all'insegnante, discutere, comprendere collaborativamente.
3.Il lavoro in classe si configura come l'homework, l'esercitazione, in gruppo e per livelli differenti.
4. L'insegnante coordina, collabora, sostiene...

In questo modo gli studenti sono impegnati e coinvolti nella costruzione del proprio apprendimento.

Sembra l'uovo di Colombo....

Guardando questo video avrete modo di comprendere le motivazioni per cui un'insegnante decide di "Rovesciare il proprio modo di insegnare"" Why I flipped My Classroom"
Potete seguirlo, tradotto in italiano, qui




Sempre dal sito ADI ho prelevato questa efficace slide



Ho scoperto che se ne è occupato, recentemente, 26 Marzo, 2012
Graziano Cecchinato, Università di Padova, (il mio relatore per la laurea triennale :)) del quale vi segnalo questo Prezi.

Allora, che facciamo.....rovesciamo???

mercoledì 18 aprile 2012

PER UN UMANESIMO PLANETARIO

Il sociologo e filosofo Edgar Morin, sarà al Piccolo Teatro  di Milano venerdì 20 aprile, alle ore 16 e 30, per presentare il suo nuovo libro "La via. Per l'avvenire dell'umanità." (Raffaello Cortina Editore)

Domenica scorsa, sempre sul magazine Domenica24, Armando Masssarenti ha intervistato il grande sociologo...pubblico qui alcuni stralci, importanti riflessioni per il nostro lavoro di educatori.

Da cosa partire per ridefinire il benessere collettivo mettendo al primo posto i valori della conoscenza e della cultura?
Oggi – risponde Morin – è più che mai necessaria una confluenza tra diverse riforme. Una riforma educativa che permetta di affrontare in tutta la loro complessità i problemi fondamentali delle persone in un tempo radicalmente nuovo come l'era planetaria. Sono i problemi che ho indicato nel mio libro I sette saperi necessari all'educazione del futuro: la natura complessa della conoscenza e il suo rapporto con l'incertezza, l'unità bio-psico-antropologica della condizione umana, il pianeta Terra come destino comune dell'umanità, l'etica della comprensione... Sono problemi che oggi richiedono una nuova formazione, anzitutto, dei formatori: la connessione fra la cultura umanistica (filosofia, letteratura, poesia, arti), le scienze dell'uomo e le scienze naturali per elaborare nuovo umanesimo, un umanesimo planetario, e per dare vita a un nuovo Rinascimento. E poi il superamento dell'attuale organizzazione del sapere, frammentato in tanti ambiti disciplinari unidimensionali che non comunicano fra loro, attraverso un pensiero complesso, capace di concepire la multidimensionalità di tutti i problemi importanti che si pongono con l'affermarsi vorticoso dell'era planetaria».

Cosa pensare allora dell'uso delle nuove tecnologie? Oggi i "nativi digitali" sviluppano capacità cognitive che se opportunamente indirizzate potrebbero anche avverare il sogno di John Dewey di una educazione democratica, volta a formare individui critici attenti ai reali problemi comuni. Le nuove tecnologie sembra che portino una maggiore propensione al problem solving e alla socializzazione, e si basano su un senso di gratuità contrario agli atteggiamenti egoistici o autointeressati.
«Sono del tutto d'accordo – risponde Morin –. Oggi è più che mai necessario saper combinare la presenza concreta dell'educatore, del formatore, con le straordinarie possibilità cognitive offerte da Internet, Google, Wikipedia, eccetera. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria quella riforma del pensiero di cui abbiamo parlato, perché occorre saper unire, connettere, combinare fonti del sapere che rimangono frammentate e separate. Con lo sviluppo della tecno-scienza e della società dell'informazione, diventa cruciale la sfida di quella che in varie occasioni ho chiamato la democrazia cognitiva. Con Internet si è ormai formata una sorta di gigantesco sistema neurocerebrale semi-artificiale, in espansione progressiva, del quale tutti siamo parte attiva. Non abbiamo soltanto un problema di strumenti educativi nuovi e più potenti, ma anche un problema di comprensione e di insegnamento di una nuova condizione umana, nella quale esseri umani e sistemi artificiali sono fortemente interconnessi tra loro in una nuova società unificata. Nonostante rischi notevoli per la libertà personale, Internet crea beni cognitivi comuni e apre la possibilità di fruire democraticamente di beni culturali fino a ora riservati a un'élite: beni d'immagini artistiche, beni musicali, beni letterari. Le riforme cognitive e educative che noi auspichiamo possono realizzarsi, almeno in parte, utilizzando le vie della rete. Esse sono in grado di contribuire alla costituzione di beni cognitivi e culturali comuni per la società-mondo in gestazione, che siamo chiamati ad aiutare a nascere, per diventarne cittadini».

Il nostro Manifesto sottolinea che saperi umanistici e ricerca scientifica non vanno intese come antagoniste. Si è anche visto che i ragazzi che sviluppano pratiche artistiche (pittura, musica, recitazione) raggiungono risultati migliori anche nelle materie scientifiche. 
«La cultura umanistica e scientifica hanno le medesime fonti storiche (dalla civiltà greca al Rinascimento), obbediscono alle stesse regole fondamentali della dialogica argomentativa e della discussione critica, hanno lo stesso ideale etico della conoscenza della verità. Ma, a partire dall'800, vi è stata la grande disgiunzione, per cui ognuna delle due culture possiede ormai le sue istituzioni, le sue modalità organizzative, i suoi esperti. E questa istituzionalizzazione delle due culture ha moltiplicato i saperi frammentati, chiusi su se stessi, monodimensionali, producendo la figura dell'"esperto", produttore di un sapere calcolatore e strettamente specializzato. Tuttavia le profonde metamorfosi delle scienze fisiche, cosmologiche, biologiche nel corso del '900 hanno creato le condizioni di una "rivoluzione paradigmatica", con la crisi del paradigma di separazione e di riduzione proprio della scienza classica e la gestazione ancora incompiuta di un paradigma di complessità (cumplexus: ciò che è intrecciato). Per questa strada, la scienza ha ritrovato le questioni fondamentali che si poneva la cultura umanistica e nella conoscenza complessa della scienza nuova l'uomo è riapparso come essere fisico-bio-antropologico-sociale. Così è divenuto possibile non solo il dialogo fra le due culture, ma lo stesso superamento della loro grave rottura, che è condizione indispensabile per produrre un sapere che sia all'altezza della sfide del nostro tempo. La vera cultura di cui abbiamo bisogno è una cultura della complementarità, e non più della disgiunzione, una cultura della dialogica tra homo prosaicus e homo poeticus, tra homo faber e homo ludens, tra homo oeconomicus e homo imaginarius».

Riflessioni affascinanti che ci indicano il senso del nostro lavoro, delle discipline, delle metodologie, delle tecniche, degli strumenti, inseriti in un ottica complessiva, che supera le frammentazioni e gli schieramenti...per tendere ad una finalità superiore che è quella formazione dell'uomo e del cittadino...

Morin continua dicendo che stiamo attraversando una nuova Preistoria, la chiama Età del Ferro dell'Era Planetaria, età di grandi furori e barbarie e insieme di grandi aperture e promesse....

domenica 15 aprile 2012

INVALSI...istruzioni per l'uso...


Come ogni anno...puntuali arrivano le prove Invalsi...con il loro carico di perplessità e di preoccupazioni, perplessità sulla loro effettiva capacità di registrare le competenze dei nostri alunni oltrechè sulla loro reale utilità... e preoccupazioni rispetto alla loro organizzazione, alla capacità dei nostri alunni di affrontarle con la dovuta serenità...

E' di oggi la notizia, sul Sole 24 ore, che esse diventano "attività ordinaria" perchè, come dice il sottosegretario all'istruzione Elena Ugolini, "Abbiamo bisogno di individuare i punti di forza e di debolezza della scuola"...I test Invalsi danno solo un'indicazione preliminare...ci dicono cosa non va...il perchè lo devono comprendere gli insegnanti perchè il loro ruolo è fondamentale.....(sono sempre frasi del sottosegretario)

Intanto, dal punto di vista organizzativo trovate tutto sul sito Invalsi

Se invece volete che i vostri alunni prendano confidenza con lo strumento, senza sprecare carta..n.d.r.
ecco un sito davvero utile, dove gli alunni potranno accedere alle prove on line e mettersi alla prova.
Sottolineo la possibilità di poter eseguire le prove on-line, leggete quanto viene affermato dalla gestione del sito:
ecosostenibilità prove invalsi
ECOSOSTENIBILITA': grazie al nostro sito sono stati risparmiati fino ad oggi ben 2.198.240 fogli di carta.
Scopri il perchè cliccando qui.
 foto dal sito

Eh già perchè queste prove costituiscono un bel costo in termini di risorse umane e ambientali...la scarsa disponibilità alla dimensione digitale ha un costo...

Leggete anche quanto riportato dal Fatto Quotidiano al proposito
Questa prova che ci costa 3 milioni di euro per gli osservatori e per i 21 tir di carta che trasportano 45 mila pacchi di domande imbustate (dato 2011).

Sulla spinosa questione della loro utilità vi invito a leggere questo approfondimento nel sito dell'ADI
dal titolo: INVALSI E VALORE AGGIUNTO,  a che punto siamo? dal quale ho tratto queste considerazioni:

Nel nostro Paese le posizioni su cosa fare di questi dati oscilla fra:
  1. l’occultamento a fini esclusivi di miglioramento (è quanto successo finora; ma quante scuole hanno scaricato studiato ed utilizzato i dati?)
  2. e l’ipotesi di utilizzarli a tambur battente per una politica di in/disincentivi.
Posto che la prima ipotesi è stata quella fin qui percorsa e rischia di costituire uno dei tanti esborsi immotivati del povero contribuente, c’è anche da dubitare della sicura utilità dell’altra ipotesi.
Infatti:
- Finanziare i peggiori per aiutarli a migliorare?
Ma qualcuno ha in mente la storia delle aree a rischio? da dove si cerca di non uscire per non perdere i finanziamenti… e questo non è successo solo in Italia.
- Chiudere scuole? Licenziare docenti?
Sembra essere questo un orientamento oggi concretamente percorribile nel nostro paese? Quando qualcuno agita questa bandiera, c’è da domandarsi se non lo faccia per bloccare ogni possibile miglioramento, sicuro come è di suscitare proteste scomposte e molto incisive.

Nel quadro del progetto VALeS è previsto anche di impostare la valutazione dei dirigenti. Resa necessariamente obbligatoria dalla legge sulla dirigenza, questa  scottante faccenda sta facendo spendere soldi da più di un decennio in sperimentazioni che non approdano a nulla. Anche perchè senza valutazione di scuola, ma anche senza cambiare almeno in parte i meccanismi di reclutamento e gestione del personale, i suoi risultati sarebbero estremamente opinabile.
Il contesto del progetto VALeS sembra un inizio ragionevole...

Ne deduco che i risultati delle scuole, dovrebbero essere studiati dal Collegio Docenti e resi pubblici, in modo che l'utenza sia informata soprattutto sul valore aggiunto apportato dalla Scuola stessa..
In questo modo il feedback dei risultati si sposterebbe dall'insegnante alla comunità educante nella sua interezza...

Una mensilità in più non muove grandi passioni, in gente che ha scelto fin dall’inizio una professione non economicamente remunerativa ma che presentava altri vantaggi per la loro vocazione ed il loro stile di vita. Mentre l’ambizione di avere una buona immagine come scuola o il timore di farsi sfilare l’amata cattedra, per fuga di alunni, possono molto di più.

domenica 8 aprile 2012

Le buone pratiche: I professori dell'autoriforma

nuove ali a vecchi sogni....o meglio nuove ali per nuove prospettive...

Riporto dalla Domenica 24 di domenica scorsa, uno doveroso articolo dello storico Sergio Luzzato che ha dedicato un omaggio ai "professori dell'autoriforma" ovvero quegli insegnanti che, incuranti delle (non)riforme, del programma, dello stipendio, del tempo necessario, dell'indifferenza che li circonda, si dedicano al rinnovamento della scuola, colmando il gap sempre più profondo tra informale, non formale e formale, tra la vita fuori e la scuola dentro...una scuola che chiude ermeticamente le porte al mondo dei propri utenti...
"Eppure, nelle scuole italiane ci sono anche professori – una minoranza, ma una minoranza significativa – che hanno imboccato o stanno imboccando un cammino differente: a prescindere dalla riforma Gelmini, dalla riforma Berlinguer, da chissà quali altre riforme passate o future. Potremmo chiamarli, per semplicità, i professori dell'autoriforma: altrimenti la riforma dovrebbe avere tanti cognomi quanti sono questi insegnanti che non coltivano né la religione dell'imboscamento né quella del piagnisteo. Che non si limitano a lavoricchiare sospirando il 27 del mese, né minacciano di «togliere il disturbo» perché la scuola italiana non è più quella di una volta.
Sì: per esperienza diretta o per sentito dire, quali docenti dei figli nostri o dei figli di amici, a livello di scuola secondaria inferiore o di scuola superiore, in un liceo classico o in un istituto professionale, tutti noi sappiamo come nelle scuole italiane esistano professori di una specie particolare. Sono gli insegnanti che non fanno finta di niente. Che riconoscono eccome l'impatto epocale delle nuove tecnologie sulle modalità di trasmissione della conoscenza. Che si interrogano eccome sulla concorrenza di «agenzie educative» estranee agli ambienti della scuola tradizionale. Che si misurano quotidianamente (per fare un unico esempio) con l'evoluzione materiale e immateriale del concetto di "classico". Che si pongono eccome, insomma, il problema di un digital divide culturale e antropologico oltreché generazionale. E che cercano di rimediare a questa separazione – di colmare il vuoto fra professori e studenti – attraverso una didattica innovativa nelle forme come nei contenuti."

Se riuscite  a recuperare il magazine leggete anche
-Ma che cosa è utile imparare

sabato 7 aprile 2012

Pasqua...nuove ali ai vecchi sogni

Pasqua  Fabbricona - by Auri

Ti saluto, Speranza, tu che vieni da lontano
inonda col tuo canto i tristi cuori.
Tu che dai nuove ali ai sogni vecchi.
Tu che riempi l'anima di bianche illusioni.
Pablo Neruda

mercoledì 4 aprile 2012

Prospettive per una scuola del 21esimo secolo...Lezioni dal mondo...



Prendetevi un po' di tempo e guardatevi questa splendida presentazione in Prezi, splendida e per la forma (Prezi è davvero un ottimo strumento) e per il contenuto...Una vista d'insieme davvero importante sulle prospettive dell'insegnamento e della leadership scolastica, un lavoro sviluppato a partire dall'indagine Talis 2008 e basato sulla raccolta delle migliori "best practices" from around the world.
Il tutto targato Oecd, al link segnalato potrete trovare anche il report in pdf "Preparing Teachers and Developing School Leaders for 21st Century:Lessons from around the world".

domenica 25 marzo 2012

"O LA SCUOLA O LA VITA" seminario internazionale ADI

Da tempo volevo dar conto del seminario internazionale tenutosi a Bologna il 24 e 25 febbraio scorso.
Suggestivo, come sempre, il titolo di questo incontro organizzato dall'ADI

“O LA SCUOLA O LA VITA”
Gli studenti questi sconosciuti.
Strategie per un incontro possibile

Molti e davvero interessanti le tematiche trattate, una completa rappresentazione dei mutamenti avvenuti nelle giovani generazioni dal 1971 al 2011 in relazione alla demografia, famiglia, istruzione, mercato del lavoro, alla percezione che i giovani hanno di sè (qui)
al cambiamento sociologico che le giovani generazioni hanno portato all'interno di una scuola che fatica ad adeguarsi all'evoluzione dei suoi utenti (qui)


Non è un'astronave, nè una costruzione fantascientifica...è realtà, un edificio scolastico costruito secondo una progettazione orientata al miglioramento del benessere degli studenti, scegliendo materiali e tecnologie ottimali, realizzata nel minor tempo possibile e con costi contenuti.
Attenzione alla illuminazione, agli spazi senza barriere, all'acustica, alla ventilazione naturale...insomma tutto quanto può servire per creare un ambienti fisico che diventa ambiente psicologico di cura, benessere, accoglienza e ambiente cognitivo di partecipazione, ideazione, collaborazione...

E la Monkseaton High School, costruita su progetto di Paul Kelley, preside della scuola situata nel Nord dell'Inghliterra.
Paul Kelley è un convinto sostenitore del ricorso alla ricerca scientifica per migliorare gli apprendimenti, e nutre la convinzione che le neuroscienze e le nuove tecnologie renderanno possibile, nel volgere di una generazione, vincere la sfida dell'apprendimento per tutti.

 L'intervento di Paul Kelley, oltre agli ambienti di apprendimento, ha toccato queste altrettanto coinvolgenti tematiche:

Biologia e apprendimento

Lavorando a stretto contatto con il Professor Russell Foster dell’Università di Oxford, si è deciso di fare cominciare la giornata scolastica alle 10.Si tratta di un’innovazione che tiene conto del diverso ciclo dell’alternanza sonno-veglia degli adolescenti rispetto agli adulti.I risultati sono stati eccezionali.
Questo cambiamento di orario influisce positivamente non solo sull’apprendimento dei ragazzi, ma complessivamente sulla loro salute psico-fisica e sul loro benessere. 

L’apprendimento intervallato (spaced learning)

La creazione di memorie a lungo termine è il cuore dell’educazione, ma solo nel 2005 le neuroscienze hanno scoperto come si forma nel cervello la memoria a lungo termine.
Secondo gli esperimenti di Douglas Fields del National Institute for Child Health and Development negli Stati Uniti, le cellule del cervello si “accendono” e si collegano tra loro a seconda di come sono stimolate. Stranamente se la stimolazione della cellula è continua la cellula non si “accende”. La stimolazione deve essere separata da intervalli. Il team di Fields ha verificato che occorrono 10 minuti di interruzione fra una stimolazione e l’altra perché le cellule “si accendano” e si determini il percorso di costruzione della memoria di lungo termine.
  
Un intervento che potrete leggere nella sua interezza qui e che trasmette l'ottimismo della volontà di un uomo che opera costantemente per tradurre questa aspirazione in realtà. 
E' solito dire:  
“La lezione più importante che ho appreso è che le barriere, che pensavo esistessero, e i confini, che credevo invalicabili, non esistono”. 

lunedì 19 marzo 2012

INSEGNARE "LA PASSIONE"...

Ogni lunedì Palmy, nel suo blog, lancia uno stimolo per riflettere sulle  abilità fondanti dell'educazione... FARE DOMANDE, RISOLVERE PROBLEMI, AFFRONTARE PROGETTI...
E' un'occasione importante che ci pone davanti alle nostre responsabilità di educatori...che ci fa fermare e riflettere su tematiche trasversali, profonde, fortemente coinvolgenti...


Bene, l'abilità di questa settimana è "COLTIVARE PASSIONI" e già Palmy fa una bella disamina di quanto sia importante la passione nel conseguimento di obiettivi.
Appassionarsi ad un aspetto, qualsiasi sia la sua natura,  significa coltivarlo, ovvero seguirlo in tutte le fasi, curarlo, scoprirlo, conoscerlo, farlo crescere...con una tensione positiva che fa superare ogni tipo di ostacolo che possa frapporsi durante il percorso...
Quindi, passione equivale a CURA, IMPEGNO, VIVACITA', ENTUSIASMO...e se nell'apprendimento siamo sostenuti da questi stati d'animo...l'obiettivo non ci fa paura...

Proprio grazie allo stimolo di Palmy, ho ricercato una splendida riflessione del grande Gianni Rodari, che nel Giornale dei genitori, ancora nel 1966, scriveva a questo proposito:
 
(La “passione”, il sognare in grande, contrapposto alle “piccole virtù”)
 
Dovrei definire, prima d'andare avanti, che cosa intendo per "passione". Sono sicuro d'averlo già fatto capire a sufficienza. Ma se occorre una definizione più precisa, eccola: intendo per "passione" la capacità di resistenza e di rivolta; l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di "sognare in grande”; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com'era prima; il coraggio di dire di no quand'è necessario, anche se dire di sì è più comodo; di non "fare come gli altri”, anche se per questo bisogna pagare un prezzo.
 
...Rimane la necessità, il dovere, di comunicare loro non solo il piacere della vita, ma la “passione" della vita; di educarli non solo a dire la verità ma ad avere la "passione” della verità, eccetera. Vederli felici non ci può bastare. Dobbiamo vederli "appassionati" a ciò che fanno, a ciò che dicono, a ciò che vedono.
Quando è, dunque, il momento, di renderli non solo testimoni attenti (a questo ci pensano loro, anche se si fingono distratti) ma partecipi delle cose di questo mondo? E in che modo, partecipi? Con  quali  atteggiamenti di fondo? 
 
Dico, che oggi più di prima, oggi più che i mai, i nostri figli hanno bisogno di esperienze che destino in loro quella che ho chiamato la "passione”: esperienze, non discorsetti, perché le parole non possono sostituire l'esperienza. 
I ragazzi hanno bisogno di quelle che una volta si chiamavano "le cose più grandi di loro". Hanno bisogno dì prender parte a "cose vere”. Hanno bisogno di misurare la loro energia su scala più vasta che non siano la scuola e la famiglia. Hanno bisogno di concepire ideali e d'imparare ad amarli sopra ogni altra cosa. Ciò che facciamo per incoraggiarli in questa direzione è giusto: ciò che facciamo per trattenerli è sbagliato.
 
Ecco allora tutta la responsabilità dell'educazione che deve saper fornire occasioni adatte per suscitare passioni...esperienze, costruzione collaborativa, progetti, domande....problemi da risolvere...
 
Ma ricordiamoci che all'origine di tutto vi è la passione dell'insegnante per il proprio lavoro, passione che trascina, che contagia....ne avevamo già parlato in questo post....
 
 

LIBRI DEL 2020...



Lo sviluppatore di software Mike Matas offre una dimostrazione del primo libro interattivo per iPad in versione integrale, ricco di video ingegnosi e di grafici da sfogliare e di incredibili visualizzazioni di dati con cui divertirsi. Il titolo del libro è "Our Choice", scritto da Al Gore, ed è il seguito di "An Inconvenient Truth".
Il video di TED  è già datato (aprile 2011), ma il cambiamento è ancora in corso...forse nel 2020 questi libri interattivi, molto affascinanti dal punto di vista delle esperienze emotive e cognitive, potranno  essere una realtà che accompagnerà i libri di carta...
Che ne dite? Siete più fiduciosi o siete ancora scettici?

venerdì 16 marzo 2012

LA SCUOLA DEL 2020...immagina...

Immagina....
La scuola del 2020...le cose che saranno obsolete...
Sul sito dell'ADI, curato da Silvia Faggioli, una interessante rassegna di tendenze innovative per il 2012 ed una, forse troppo ottimistica, previsione per il 2020; tutte le cose che saranno obsolete all'interno dell'organizzazione e dell'attività didattica...(ma il 2020 sta galoppando e il cambiamento sembra incontrare molti ostacoli)
Allora proviamo insieme all'autrice ad immaginare questi cambiamenti:



1. Scompariranno i BANCHI ....disposti in file e rivolti rigidamente verso la cattedra...la Rete richiederà una organizzazione flessibile e dinamica...

2. 3. Scompariranno i LABORATORI DI LINGUE E  I LABORATORI INFORMATICI Ci si dovrà liberare in fretta di quegli ingombranti laboratori informatici installati in varie scuole dove si lavora individualmente davanti alla macchina....Gli strumenti saranno mobili, leggeri, multi funzionali, all in one...e serviranno a scrivere, leggere, giocare, documentare, creare, ricercare...

4. Via i COMPITI A CASA tradizionalmente intesi come entità separate dal lavoro scoalstico: l'ambiente di apprendimento includerà il lavoro ovunque, in classe, come a casa o in altri ambienti...grazie alla interattività e alla mobilità di servizi e strumenti...

5. Non avrà più senso L'ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA PER CLASSI DI ETA'...i gruppi di lavoro saranno costituiti per interesse e per lavoro intorno a un problema...

6. 7. Si ridurrà progressivamente l'USO DELLA CARTA E I LIBRI passeranno gradualmente al formato digitale...

8.Si riorganizzerà l'AGGIORNAMENTO DEGLI INSEGNANTI, che si costituiranno in comunità di pratica e troveranno in rete gli approfondimenti, in collegamento costante con le università che diventeranno centri di formazione continua....

9. e saranno i genitori a chiedere la SOSTITUZIONE DEGLI INCONTRI POMERIDIANI E SERALI con scambi e discussioni attraverso le risorse della Rete...nelle ore più adatte a conciliare lavoro, famiglia, approfondimenti...esigenze varie...

and more....and more...

Opss...stavo sognando forse?

Ma  forse tutto era già stato detto...a partire dalla pedagogia montessoriana...che ne pensate?

Aggiornamento 22 aprile 2012: 21 cose che saranno obsolete in Educazione, nel 2020

lunedì 12 marzo 2012

PROGETTO VALORE-CONSAPEVOLEZZA-COMPRARE



Thaste der Waste (Assaggia i rifiuti) è un impietoso documentario, girato dal regista Valentin Thurn,  che indaga il rapporto malato che la nostra società dei consumi ha con il cibo, un bene quanto mai prezioso.

Ogni anno infatti, in Europa, finiscono nella spazzatura 90 milioni di tonnellate di alimenti di vario tipo, assolutamente integri che  potrebbe bastare per dare da mangiare a tutte le persone affamate del pianeta.

Questa è la ragione principale che ha spinto Caritas, (provincia di Bolzano)nell’ambito dell’iniziativa “Io rinuncio” di quest’anno, ad avviare una campagna di sensibilizzazione sulla tematica dello spreco degli alimenti.
Un progetto assolutamente da seguire che si pone questi importanti obiettivi
  • rendere i consumatori più sensibili verso gli sprechi di cibo e 
  • consapevoli del loro rapporto con esso
  • così possono prendersi cura dell’ambiente, 
  • risparmiare risorse e 
  • influenzare positivamente le condizioni di vita e di lavoro nei Paesi del Sud del mondo

 Per rendere possibile la realizzazione del progetto ognuno deve impegnarsi in azioni di cittadinanza responsabile: piccoli gesti ed attenzioni che permetteranno di risparmiare denaro, risorse, ambiente e di poter contribuire ad una più equa distribuzione dei beni di consumo alimentare.

Competenza che deve entrare di necessità nel novero delle competenze indispensabili per formare i cittadini del domani...prima che sia troppo tardi!!!

CONSIGLI PER ACQUISTI eco-consapevoli


 
Compra solo ciò che consumerai.
Prima di ogni spesa, controlla tutti gli scomparti del tuo frigorifero e del freezer. Compra solamente quello che riesci a mangiare. Un acquisto consapevole del valore del cibo aiuta il risparmio ed evita la produzione di rifiuti alimentari.

Compra prodotti regionali e locali.
Dai la preferenza ai prodotti locali del tuo territorio che spesso non solo sono più saporiti ma che arrivano sulle nostre tavole facendo meno strada. Chi li compra, protegge il clima della Terra e risparmia materie prime costose.

Compra prodotti del commercio equo.
Il commercio equo si concentra soprattutto su prodotti che vengono coltivati nei Paesi del Sud del mondo e trasportati nei Paesi più ricchi. Se li compri, dai un contributo alla lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori dei Paesi di produzione dato che con il commercio equo questi possono godere di condizioni di lavoro e di vita più giuste.

Consuma meno carne.
La produzione di carne è l’attività che comporta il maggior spreco di alimenti. Infatti, per produrre 1 chilo di carne, servono fino a 16 chili di cereali per il mantenimento del bestiame. La maggior parte di questo mangime è coltivato nei paesi più poveri dove le persone devono rinunciare a terre fertili, acqua e altre risorse. Il 70% delle superfici agricole della Terra viene sfruttato per assicurare l’alimentazione animale, sotto forma di pascoli o di coltivazioni per la produzione di mangime.

Non fare la spesa se sei affamato.
Chi fa compere con l’acquolina in bocca, rischia di comprare troppo. Il cibo è troppo prezioso per finire nella spazzatura.

“Consumare preferibilmente entro il” è solo un consiglio di consumo.
La dicitura “Consumare preferibilmente entro il“, riportata sugli alimenti, non significa che dopo questa data il cibo non possa più essere consumato e vada gettato. La cosa più sensata è un attento esame del prodotto. Come? Semplice: usando i tuoi sensi! Annusare, osservare e assaggiare. Solo quando è la data di scadenza è stata superata, si dovrebbe fare a meno di consumare un alimento, dato che in quel caso potrebbe essere dannoso per la salute. Prima di comprare, cerca di consumare quei prodotti che scadranno a breve. 



Leggi qui tutto il progetto

La frigo free family

domenica 11 marzo 2012

WE ARE DIGITAL LEARNERS



Un progetto realizzato per ispirare gli insegnanti all'utilizzo delle tecnologie nella didattica in quanto strumenti che possono attivare e sviluppare abilità elevate di pensiero: "Teach me to think, to create, to analyze, to evaluate, to apply....".

giovedì 8 marzo 2012

QUELLE MILLE DONNE CHE...



Non vogliono solo diritti per sé, ma vogliono partecipare ai diritti di tutti. Una richiesta che nei nostri Paesi sembra ormai scontata, ma che nelle mani delle sorelle del Medioriente si sta invece reinventando. Per tutte. E tutti.

Quelle mille donne che...

DONNE che risolvono problemi...everyday

martedì 6 marzo 2012

TUTTA LA VITA E'...RISOLVERE PROBLEMI

La tesi fondamentale, che io desidero sottoporvi in questa conferenza, può essere formulata come segue:
Le scienze naturali, come pure le scienze sociali, partono sempre da
problemi; da ciò che in qualche modo suscita la nostra meraviglia, come dicevano i filosofi greci. Per la soluzione dei problemi le scienze utilizzano fondamentalmente lo stesso metodo, quello usato dal comune buon senso: il metodo del tentativo e dell'errore. Detto più precisamente: è il metodo consistente del proporre tentativi di soluzione del nostro problema, e nell'eliminare le soluzioni false come erronee. Questo metodo presuppone che noi lavoriamo con un gran numero di tentativi di soluzioni. Una soluzione dopo l'altra viene messa a prova ed eliminata.
[Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi (Alles Leben ist Problemlǒsen Űber Erkenntnis, Geschichte und Politik), traduzione di Dario Antiseri, Rusconi Libri, 1996] Fonte Wikipedia

Parto da questa alta citazione per collegarmi alla discussione di Palmy che nel suo blog sta procedendo, settimanalmente, ad analizzare le principali abilità su cui l'educazione deve riflettere...
E questa settimana tocca al "risolvere problemi"...
Non è certo una abilità da poco, una di quelle che ci accompagnano per tutta la vita e per la quale non siamo mai abbastanza esperti...
Ma che significa "risolvere problemi" a scuola? 
E non parliamo solo dei problemi da affrontare in matematica, che al massimo possono servire per modellizzare i tentativi di risoluzione.
Innanzitutto dobbiamo partire dall'assunzione che I PROBLEMI SONO UTILI...
Quando un bambino ci guarda sbigottito perchè ha un problema...dobbiamo RINGRAZIARLO...
PERCHè IL SUO PROBLEMA HA AIUTATO TUTTI A TROVARE UNA SOLUZIONE...


Quindi è bene che i problemi escano allo scoperto...
Ci piace 
1)INCIAMPARE NEL PROBLEMA...andargli addosso...osservarlo...guardarlo...scoprirlo...e 
2)CERCARE...insieme CERCARE SOLUZIONI....magari non immediate...FACENDO IPOTESI...insieme è meglio...
3)VERIFICARE una dopo l'altra l'adeguatezza delle ipotesi...
4)SELEZIONARE LA PIU' ADEGUATA...tenendo sempre presente che potrebbe essere rimessa in discussione...

Quindi RISOLVERE PROBLEMI aiuta a diventare APERTI, FLESSIBILI, COOPERATIVI, FIDUCIOSI...

 

venerdì 2 marzo 2012

Il libro...tra carta, supporti digitali, video, app....

Ancora qualche riflessione sulla cross-dimensione del libro, oggetto fluttuante tra la tradizionale carta e i richiami ancora incerti e non ben definiti del mondo digitale...tra app...e-book...
Tra narrazioni che diventano corti, si trasformano in app e poi non resistono alla tentazione della concretezza e della magia della carta...
La favola bella è interattiva



L'app candidata all'Oscar.
Loro sono i MoonBoot Studios. Sono stati candidati per l'Oscar nella categoria corti animati. Il loro The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore è stato oltre a un film anche una applicazione per iPad. E domani sarà un libro di carta.