lunedì 19 marzo 2012

INSEGNARE "LA PASSIONE"...

Ogni lunedì Palmy, nel suo blog, lancia uno stimolo per riflettere sulle  abilità fondanti dell'educazione... FARE DOMANDE, RISOLVERE PROBLEMI, AFFRONTARE PROGETTI...
E' un'occasione importante che ci pone davanti alle nostre responsabilità di educatori...che ci fa fermare e riflettere su tematiche trasversali, profonde, fortemente coinvolgenti...


Bene, l'abilità di questa settimana è "COLTIVARE PASSIONI" e già Palmy fa una bella disamina di quanto sia importante la passione nel conseguimento di obiettivi.
Appassionarsi ad un aspetto, qualsiasi sia la sua natura,  significa coltivarlo, ovvero seguirlo in tutte le fasi, curarlo, scoprirlo, conoscerlo, farlo crescere...con una tensione positiva che fa superare ogni tipo di ostacolo che possa frapporsi durante il percorso...
Quindi, passione equivale a CURA, IMPEGNO, VIVACITA', ENTUSIASMO...e se nell'apprendimento siamo sostenuti da questi stati d'animo...l'obiettivo non ci fa paura...

Proprio grazie allo stimolo di Palmy, ho ricercato una splendida riflessione del grande Gianni Rodari, che nel Giornale dei genitori, ancora nel 1966, scriveva a questo proposito:
 
(La “passione, il sognare in grande, contrapposto alle “piccole virtù”)
 
Dovrei definire, prima d'andare avanti, che cosa intendo per "passione". Sono sicuro d'averlo già fatto capire a sufficienza. Ma se occorre una definizione più precisa, eccola: intendo per "passione" la capacità di resistenza e di rivolta; l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di "sognare in grande”; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com'era prima; il coraggio di dire di no quand'è necessario, anche se dire di sì è più comodo; di non "fare come gli altri”, anche se per questo bisogna pagare un prezzo.
 
...Rimane la necessità, il dovere, di comunicare loro non solo il piacere della vita, ma la “passione" della vita; di educarli non solo a dire la verità ma ad avere la "passione” della verità, eccetera. Vederli felici non ci può bastare. Dobbiamo vederli "appassionati" a ciò che fanno, a ciò che dicono, a ciò che vedono.
Quando è, dunque, il momento, di renderli non solo testimoni attenti (a questo ci pensano loro, anche se si fingono distratti) ma partecipi delle cose di questo mondo? E in che modo, partecipi? Con  quali  atteggiamenti di fondo? 
 
Dico, che oggi più di prima, oggi più che i mai, i nostri figli hanno bisogno di esperienze che destino in loro quella che ho chiamato la "passione”: esperienze, non discorsetti, perché le parole non possono sostituire l'esperienza. 
I ragazzi hanno bisogno di quelle che una volta si chiamavano "le cose più grandi di loro". Hanno bisogno dì prender parte a "cose vere”. Hanno bisogno di misurare la loro energia su scala più vasta che non siano la scuola e la famiglia. Hanno bisogno di concepire ideali e d'imparare ad amarli sopra ogni altra cosa. Ciò che facciamo per incoraggiarli in questa direzione è giusto: ciò che facciamo per trattenerli è sbagliato.
 
Ecco allora tutta la responsabilità dell'educazione che deve saper fornire occasioni adatte per suscitare passioni...esperienze, costruzione collaborativa, progetti, domande....problemi da risolvere...
 
Ma ricordiamoci che all'origine di tutto vi è la passione dell'insegnante per il proprio lavoro, passione che trascina, che contagia....ne avevamo già parlato in questo post....
 
 

1 commento:

Palmy ha detto...

La tua partecipazione è particolarmente significativa per il legame che stabilisci tra la passione da infondere agli alunni e la passione di insegnare. Inoltre dici delle cose importantissime sulla necessità di esperienze che hanno i nostri alunni e sulla necessità di cose grandi... altrimenti l'educazione si riduce a dare delle istruzioni per l'uso, il che risulta alla fin fine triste e inutile.