lunedì 26 gennaio 2009

VIA DA SCUOLA, SEI EBREO!

Tratto da "C'era una volta la guerra"a cura di Sonia Brunetti e Fabio Levi" – Silvio Zamorani editore, Torino 2002.

Eravamo d'estate quando è uscita la legge che obbligava gli alunni ebrei a lasciare la scuola. Io avevo finito la terza elementare, sarei dovuta andare in quarta. Non me l'hanno fatto capire subito per non darmi dei dispiaceri. Però verso l'autunno mamma un giorno m'ha detto, col tono di quella che racconta una cosa senza importanza: "Sai, il prossimo anno non puoi più andare nella tua scuola e andrai in un'altra scuola dove ci saranno tutti bambini ebrei". Per me è stata una doccia fredda: lasciare la maestra, lasciare i compagni. Così è stato. L'inizio è stato abbastanza difficile, però ho fatto amicizia coi nuovi compagni, poco per volta ho poi voluto bene alla maestra. Ad ogni modo io aspettavo con grandissima ansia il giorno in cui ci sarebbe stata la premiazione dei bambini alla scuola pubblica dov'ero andata. Perché io in terza avevo avuto il "premio di secondo grado". Avevo meritato un premio, perché ero brava a scuola, di secondo grado perché ce n'era una più brava di me. Ma ero contentissima. La premiazione avveniva a metà dell'anno dopo e io aspettavo il giorno in cui sarei andata a ritirare il mio premio e a rivedere la mia maestra e i miei compagni. Il giorno prima di quello della premiazione suonarono alla porta di casa. Driin… chi sarà? Mia mamma va ad aprire. Era la bidella della scuola Mignon, che portava un pacchetto contenente un libro, e ha detto - potrei descrivervela, piccola e grassa-: "La signora direttrice manda questo premio per la bambina Elena O.; non deve venire domani alla premiazione per non profanare le scuole del Regno d'Italia". E' stato il primo dispiacere folle della mia vita. Ho pianto, ho urlato e…


9 commenti:

Annarita ha detto...

Leggere il brano, mi ha procurato una pena enorme come se quella bimba fossi io stessa...un male quasi fisico, France.

Quando la diversità sarà vista come una ricchezza? Quando l'uomo imparerà veramente ad amarsi? Perché amare se stesso è amare anche l'altro da sé.

Ciao, France. Domani per me sarà un giorno difficile.

giovanna ha detto...

Struggente, Fra'
Non ci sono parole.
Brava,
ricordare, ricordare, mai dimenticare... sensibilizziamo i nostri ragazzi...
ciao,
ti abbraccio
g

france ha detto...

Vi ringrazio carissime!
Ricordare, ricordare, ricordare....ho voluto pubblicare un ricordo legato al nostro ambiente, ai bambini, a situazioni a noi note...
per ricordare il dolore di ogni esclusione, di ogni allontanamento, di ogni diversità non ricnosciuta, ma condannata!

Annarita, ti sono vicina in una giornata difficile...

Vi abbraccio
france

Marcello ha detto...

Gentile Francesca,
qualche settimana fa con i ragazzi della seconda media di Siamaggiore (Oristano) abbiamo partecipato alla discussione sul film "Il bambino con il pigiama a righe"; i nostri alunni sono stati molto contenti della sua risposta e ci hanno chiesto di poterle inviare i loro commenti su un altro film,"L'isola in Via degli Uccelli", sul quale abbiamo discusso in occasione del Giorno della memoria.
Ci scusiamo se non siamo perfettamente in tema con la discussione di questo articolo, ma i nostri ragazzi si sono sentiti veramente gratificati dalla sua considerazione e ci terrebbero molto a vedere i loro commenti pubblicati sul suo blog.

Cordiali saluti,
Marcello e Franca (Insegnanti di Sostegno e di Lettere)

Alice e Nicola ha detto...

Cara maestra Francesca,
siamo due alunni della scuola media di Siamaggiore (Oristano), della classe II C, Alice e Nicola.
Oggi ti vogliamo presentare un lavoro fatto da noi su un film che parla sempre dell’ Olocausto: “L’ isola in via degli Uccelli”, tratto dal romanzo di Uri Orlev.
L’ espressione “In via degli Uccelli” allude alla via in cui abita Alex, mentre l’espressione “Isola” allude al libro di Robinson Crusoe di cui Alex è un lettore accanito e vive questa sua esperienza come se fosse naufrago in un’ isola e aspetta la nave che verrà a prenderlo.
Non sappiamo se l’ ha visto. Però ci farebbe molto piacere se lei leggesse la nostra riflessione.

Trama:
Il film è ambientato in Polonia e precisamente nel ghetto di Varsavia durante l’ occupazione nazista. Protagonista della storia è un ragazzino di nome Alex che durante una selezione nel ghetto viene diviso dal padre e messo in salvo con uno stratagemma dallo zio. Alex resterà sino alla fine della guerra in compagnia del suo piccolo criceto, Neve, a cui è molto affezionato, e aspetterà l’ arrivo del padre nascosto tra le macerie del ghetto in via degli Uccelli.
Lui costruirà una baracca dentro un armadio e riuscirà e sfuggire ai Nazisti.

Del protagonista ci hanno colpito:
1. La profonda fiducia che Alex ripone nel padre, infatti, lo aspetterà fino alla fine credendo in lui, e non si arrenderà;
2. L’ amore che prova sia verso il padre sia verso lo zio, infatti quando sta vivendo nel suo primo nascondiglio sente la loro mancanza e li immagina accanto a sé e crede che siano veri, mentre invece, le tristezza lo assale, quando si accorge che stava solo sognando. Prova molto amore anche per il suo criceto, che cerca di proteggere in tutti i modi possibili, e quando purtroppo muore, Alex colto dalla tristezza, seppellisce il povero criceto e si corica vicino alla sua tomba, come se stesse aspettando la morte;
3. L’ intelligenza perché riesce a costruire tante cose, per esempio riesce a costruire una scala con delle corde e dei pezzi di legno che gli consentirà di raggiungere un rubinetto d’acqua e degli appartamenti ormai distrutti, e riesce a costruire anche una specie di calendario con dei fiammiferi e una zanzariera;
4. L’ immaginazione, infatti Alex, facendo finta di essere una sorta di Robinson Crusoe, immagina di essere un naufrago e aspetta la nave che verrà a prenderlo, e poi prende dalle altre case abbandonate ciò che gli serve, come Robinson prendeva dai relitti delle navi quello che gli serviva.
5. La solidarietà, infatti aiuta, con molto impegno, l’altro ebreo che viene colpito dall’ arma di in nazista facendogli tutte le punture prescritte da un medico polacco che l’ aveva aiutato.

Il messaggio:
Il film trasmette un messaggio ben preciso, che è quello della brutalità della guerra.
I bambini cercano di dimenticare questa brutalità comportandosi come dei bambini liberi, giocando a nascondino tra le macerie. Anche Alex cerca di non privarsi di questo diritto, ed oltre a giocare a nascondino con gli altri bambini, cerca di sfogare la sua fantasia giocando con una macchinina in cui mette dentro il suo criceto e lo fa correre lungo un corridoio.


Grazie di aver letto la nostra riflessione.
Tanti saluti da Aly e Niky! Ciao!

Eleonora, Jessica e Alessio ha detto...

Cara maestra Francesca,
siamo tre alunni della scuola media di Siamaggiore, con la nostra proff. abbiamo visto un film
sull ‘Olocausto:”L’isola in via degli Uccelli”.
Vedere questo film è stato un evento molto importante sia per approfondire il discorso sul film”Il bambino con il pigiama a righe” che per spiegare meglio la crudeltà dei nazisti nei confronti degli ebrei che sono stati trattati peggio delle bestie.
Il film parla di un ragazzo polacco di religione ebraica chiamato Alex,che con la sua famiglia composta da padre , zio e un criceto ,vive a Varsavia, perseguitato dai nazisti.
Dopo delle “selezioni” improvvise e continue Alex rimane solo nelle case del ghetto ormai quasi distrutte .Qui Alex aspetterà tanti giorni il ritorno del padre. Il ragazzino in questa lotta per sopravvivere si ispira molto al personaggio di Robinson Crusoe ,di cui conosce le avventure perché lo zio gli aveva regalato il romanzo: con l’ingegno è riuscito a sopravvivere trovando cibo,acqua e riparo nelle altre case e a sfuggire ai controlli dei nazisti.

Il film tratta vari argomenti :
- L’INGEGNO: Alex usa tutta la sua intelligenza per sfuggire ai nazisti e sopravvivere alla fame e al freddo.
- LA SOLIDARIETA’ che dà al signore ebreo , chiamando un medico polacco per salvargli la vita dopo essere stato sparato da un tedesco.
- LA FIDUCIA che il padre dà al figlio dove lo rassicura dicendogli che sarebbe tornato presto .
- L’ASTUZIA di quando il protagonista , molto sveglio riesce con svariate tecniche a costruirsi un nascondiglio senza farsi trovare dai nazisti , e poi essendo piccolo di statura può nascondersi più facilmente degli adulti .
- L’AMORE :il protagonista si innamora di una ragazzina che ha visto attraverso una finestrella da una casa in rovina e che , al contrario da lui , vive fuori dal ghetto .

Nel film viene continuamente messa in rilievo la vita trascorsa in città senza che nessuno ti comandi e ti dica che fare con molta libertà e gioia , al contrario della vita all’ interno del ghetto sapendo che da un giorno all ‘altro potevi morire………………………………..
Eleonora , Jessica e Alessio

Alessia ha detto...

Cara maestra Francesca,
chi le scrive è Alessia della seconda media di Siamaggiore.
L’ altro giorno insieme alla prof.ssa Firinu abbiamo visto un film sull’ Olocausto, intitolato “L’ isola in via degli Uccelli” e ci tengo a scriverle una breve recensione del film, sperando che le faccia piacere leggerla.
La storia mostra l’ avventura di Alex, un bambino ebreo, vittima insieme al padre e allo zio della deportazione da parte dei nazisti.
Il bambino, riuscito a sfuggire alle deportazioni, rimane da solo prigioniero nel ghetto di Varsavia, e, nel disperato tentativo di sopravvivere in quella dura realtà, cercherà di lottare con tutte le forze che un bambino di quell’ età possiede.
A mio parere , la ricostruzione storica degli ambienti è stata eseguita perfettamente infatti il regista ha usato sempre toni di colore freddi come il grigio, il nero ed il blu scuro sia quando inquadra le case del ghetto, che nelle macerie dove Alex costruisce il suo piccolo rifugio ed è quindi riuscito ad esprimere il disagio e la paura del protagonista.
Si notano invece colori caldi solo in casi rari in cui Alex, rimasto da solo, sogna di essere ancora insieme al padre e allo zio,e quel tipo di inquadratura, permette allo spettatore di immedesimarsi nel protagonista.
La colonna sonora è caratterizzata soprattutto da rumori martellanti e incalzanti come quello dei passi dei tedeschi in marcia che incute paura, senso di inquietudine e smarrimento da parte del bambino protagonista.
Nel film ogni tanto si ode la voce di Alex, che, nonostante tutto, riesce a concentrarsi nella lettura del libro di Robinson Crusoe. Quest ultimo sarà un personaggio molto caratteristico nel film, perché il protagonista cercherà di immedesimarsi nella sua storia per affrontare questa tragica avventura.
La caratteristica che differenzia però questo film sull’ Olocausto dagli altri, è che la storia non si svolge in un campo di concentramento, bensì in un ghetto.
I temi che emergono principalmente sono quelli della dittatura tedesca nei confronti degli ebrei, che toglie la libertà personale e lo si capisce in molte sequenze, come quella in cui Alex ha paura di essere scoperto dai tedeschi quando fugge dal ghetto per aiutare l’ amico ferito , a cui da il nome di Venerdì, come nel libro di Robinson Crusoe.
E’ stato un film molto emozionante che mi ha fatto riflettere.
La ringrazio per avere letto la mia recensione ….

Saluti, Alessia….

Cristina, Eleonora e Raffaele ha detto...

Cara maestra Francesca,
in questi giorni abbiamo visto un altro film sull’Olocausto,intitolato ”L’isola in via degli Uccelli”del regista Serek Kragh-Jacobsen,tratto dal romanzo di Uri Orlev.
Il film parla di un ragazzo di nome Alex che è sopravvissuto alla guerra e ha visto con i propri occhi la terribile crudeltà dei nazisti, come nella scena dove picchiano a morte lo zio che si è sacrificato per il ragazzo. Quest’ultimo riesce a procurarsi il cibo e l’acqua con l’aiuto del suo fedele topo, del suo ingegno e dell’amore per suo padre.
Di Alex ci ha sbalordito soprattutto il suo coraggio e il suo ingegno che ha sfruttato per costruirsi un rifugio sicuro dai soldati.
Il ragazzo vive questa tragica situazione come fosse l’avventura di Robinson Crusoe, infatti immagina che il ghetto sia l’isola,il territorio circostante il mare e il suo fedele topo,Neve,come Venerdì.
Alex ce la farà anche grazie all’aiuto di alcune famiglie polacche cristiane.
Il ragazzo è riuscito a mantenere la speranza che il padre lo venisse a prendere e così è stato.

Questo film ha suscitato in noi particolari emozioni;alcune scene fanno veramente riflettere e ci aprono gli occhi verso una realtà a noi sconosciuta e solo chi l’ha vissuto in prima persona può descriverla.
Non dobbiamo dimenticare questo terribile fatto per far in modo che non accada più.

Speriamo che la nostra opinione sul film le sia piaciuta e attendiamo una sua risposta al più presto.
Ciao da Crjsty 96,Raff@-96- e Ele_96_.

Michele e Samuele ha detto...

Cara maestra Francesca,
chi le scrive sono due alunni della scuola media di Siamaggiore, il nostro nome è Michele e Samuele.
Volevamo inviarle un commento su un altro film sull’Olocausto “L’isola in via degli Uccelli” tratto dal romanzo omonimo di Uri Orlev: “L’ ha mai visto ?”
Il protagonista si chiama Alex un ragazzo polacco ebreo che cerca di fuggire dai tedeschi.
Lui ha tanta paura di loro come suo zio che però finge di non averne . Lo zio muore massacrato dai tedeschi e il padre viene arrestato. Alex cerca di sopravvivere con il topo Neve fingendo di essere il naufrago dell’isola di Robison Crusoe.
Alla fine Neve muore e Alex si sta per arrendere quando finalmente la guerra finisce e torna il padre.
Questo film è tratto da una storia vera.
Tra i film che abbiamo visto il nostro preferito rimane LA VITA è BELLA , ma anche questo ci è piaciuto molto e ci ha fatto capire tante cose su quello che gli ebrei hanno dovuto subire durante la seconda guerra mondiale.

Speriamo che il nostro commento le sia piaciuto e che abbia visto il film. Saluti da Michele e Samuele