

Ho ripreso questo schema dal blog Oggi che si fa prof?, che vi invito a leggere.(cliccare per ingrandire lo schema)
Ho trovato sempre produttivo parlare con i bambini di questi diritti: suscitano animate discussioni ed in più ti fanno diventare complice dei loro piccoli trucchi....stipulano alleanze inaspettate anche con i più maldisposti alla lettura....

| Dipendendenza virtuale |
| ascolta |
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Almeno tre su quattro di coloro che usano un computer soffrono di dipendenza da messaggi elettronici e la maggior parte di loro ammette di non poterne fare a meno, temendo l'«intossicazione». C'è chi si definisce «dipendente totale»: confessa di scaricare (spesso a vuoto) compulsivamente la posta elettronica nelle ore che trascorre online. Ne parliamo con Fabio Pianesi, che lavora all'Istituto di Ricerca scientifica e tecnologica della Fondazione Bruno Kessler di Trento e con la scrittrice Francesca Mazzucato,. |



L'ambiente entro cui la scuola è chiamata oggi a riorganizzarsi è contraddistinto dall'emergere della “società liquida”, secondo la felice definizione del sociologo Zygmunt Bauman.
« … Nel corso della storia umana - afferma Bauman - il lavoro della cultura è consistito nel selezionare e sedimentare nuclei duri di perpetuità estraendoli dalle vite umane passeggere e dalle precarie azioni umane, nel creare il duraturo dallo scorrevole, di ricercare la continuità nella discontinuità e nel trascendere pertanto i limiti imposti dalla mortalità umana ponendo uomini e donne mortali al servizio di una specie umana immortale (Bauman, 2000).» Ora, questa capacità di un tempo di determinare le tappe successive, che costruivano una storia continua orientata a una meta, non esiste più, la “modernità liquida” nella quale siamo immersi, sostiene Baumann, è fatta di legami mutevoli e fragili, le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure.
Da una modernità solida, definita, localizzata, vincolata da legami nazionali, siamo passati ad una modernità liquida, una frase in cui si riassumono gli effetti della globalizzazione, del nomadismo, delle reti virtuali, delle trasformazioni prodotte da internet, un mondo e soggettività ridefiniti dalle enormi, e per certi aspetti affascinanti, potenzialità delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
La scuola non può esimersi dal fare i conti con queste modificazioni, che sono interiorizzate dalle nuove generazioni di “nativi digitali” al punto da sentirsi alieni entro l'attuale struttura scolastica, che continua ad essere impostata sull'uniformità di riti, procedure e impalcature ottocentesche, come la lezione, i compiti, i voti, gli esami, le scansioni temporali, la rigida costruzione dell'edificio scolastico, l'organizzazione per classi d'età affidate a gruppi di adulti che un tempo erano detentori quasi unici delle conoscenze. Un'immensa organizzazione burocratica concepita per il governo della popolazione e per il disciplinamento dei comportamenti di massa, con il compito prioritario d'inculcare condotte e valori senza i quali le società non avrebbero potuto funzionare. Un apparato definitivamente giunto al capolinea entro cui non si può più pretendere di educare, con minacce e obblighi non condivisi (5 in condotta, esami di riparazione, divise ecc..), una generazione che vi è lontana anni luce.
C'è bisogno di una grande ricerca in educazione, che si apra a quanto sta avvenendo in Paesi molto più avanzati di noi, e che tenti, per quanto faticosamente, di delineare un nuovo scenario educativo, capace di vincere la sfida finora drammaticamente persa dalla scolarità di massa, di conciliare l'acquisizione da parte di tutti delle competenze necessarie e indispensabili per vivere in modo attivo e consapevole in questa società e l'opportunità, per chi ha attitudini e volontà, di raggiungere l'”eccellenza”.
Continuo a NON COMPRENDERE....la motivazione pedagogica per il ritorno al maestro unico...